Il confronto va fatto a parità di “tempo lavorato” e tenendo conto di tutto ciò che il dipendente riceve oltre allo stipendio: ferie e permessi retribuiti, malattia, contributi versati dal datore di lavoro per la pensione. La partita IVA forfettaria offre un netto in mano più alto a parità di compenso lordo, ma deve coprire da sola le mensilità non lavorate, i contributi previdenziali interi e la copertura per malattia o infortunio.
Non esiste una soglia universale: dipende dal codice ATECO della tua attività , dai costi reali che sostieni, dal tipo di gestione previdenziale (Gestione Separata, cassa professionale, artigiani/commercianti INPS) e da quanto valuti i benefit del lavoro dipendente. In linea di massima, per attività con coefficiente di redditività alto (consulenza, servizi al 78-86%) il break-even rispetto a una RAL dipendente si colloca spesso tra i 25.000 e i 35.000 € lordi annui, ma il calcolatore ti dà il numero esatto per la tua situazione specifica.
Si parte dalla RAL (Retribuzione Annua Lorda) e si sottraggono: contributi previdenziali a carico del dipendente (circa il 9,19% nel settore privato), addizionali regionali e comunali IRPEF (variabili in base alla residenza), IRPEF a scaglioni applicata al reddito imponibile, considerando le detrazioni per lavoro dipendente. Il risultato è il netto annuo, che diviso per il numero di mensilità (13 o 14) dà il netto in busta paga.
Dal fatturato si calcola il reddito imponibile applicando il coefficiente di redditività del codice ATECO. Su questo reddito si calcola l’imposta sostitutiva al 5% o 15%. Separatamente si calcolano i contributi previdenziali, che variano per gestione: 26,07% per la Gestione Separata, percentuali fisse + minimale per artigiani e commercianti, percentuali specifiche per le casse professionali. Il netto è il fatturato meno imposta e contributi.
Il calcolatore confronta il rendimento economico immediato. Restano fuori, ed è giusto valutarli a parte, gli aspetti qualitativi: stabilità contrattuale, accesso al credito (mutuo, prestiti, leasing), tutele in caso di malattia o maternità , indennità di disoccupazione (NASpI), futuro assegno pensionistico, gestione del rischio cliente per i freelance. Sul piano puramente numerico la partita IVA forfettaria tipicamente vince; sul piano della sicurezza complessiva il discorso è meno scontato.
Per la maggior parte dei freelance sì, ma con eccezioni. Se hai costi reali molto alti (oltre il 30-40% del fatturato), il regime ordinario può convenire perché ti permette di dedurli interamente. Se sei un ex dipendente che fattura prevalentemente al tuo ex datore di lavoro nei primi due anni, il forfettario è precluso. E se prevedi di superare gli 85.000 € nei prossimi anni, va pianificata l’uscita dal regime. Il forfettario è semplice, ma non è automaticamente la scelta migliore per tutti.
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